Le "scale" dei cronografi. - Il "Chronograph" -

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Le "scale" dei cronografi. - Il "Chronograph" -

Messaggioda domperry » mer set 18, 2013 1:08 pm

Le scale dei cronografi.

Poste perifericamente sui quadranti dei cronografi esse sono generalmente serigrafate in nero, ma anche di colore rosso o blu.
Possono anche variare per forma (a chiocciola o circolari) e numero: solitamente da due a tre.
Le loro funzioni sono finalizzate a determinare alcuni eventi.
Le più note sono la tachimetrica, la telemetrica e la pulsometrica.

Eccone alcuni esempi:

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La scala tachimetrica
permette di misurare la velocità di un corpo in movimento; per esempio la velocità di un veicolo su di una distanza conosciuta. La base della lunghezza è sempre indicata su questa scala: 1000, 200, 100 metri oppure un miglio. Nel momento in cui il veicolo passa davanti ad uno dei due punti di riferimento scelti per la distanza, corrispondenti alla base scritta sul quadrante, l’osservatore avvia la lancetta dei secondi del crono e l’arresta al passaggio del veicolo davanti al secondo punto.

La scala telemetrica
scala posta sulla circonferenza del quadrante o sulla ghiera degli orologi a cronografo che permette la misurazione della distanza del suono sulla base dei secondi trascorsi dall'evento visivo o luminoso all'arrivo dell'evento acustico
permette di conoscere la distanza che separa l’osservatore da un fenomeno che si manifesta in modo visibile ed udibile.
Nell’istante della percezione del segnale ottico l’osservatore avvia la lancetta dei secondi del crono e l’arresta nel momento in cui percepisce il segnale sonoro.
Il numero indicato dalla lancetta sulla scala telemetrica rappresenta, in chilometri o miglia, la distanza che separa l’osservatore dal fenomeno.
Questa scala si basa sulla differenza tra la velocità del suono nell’aria, (circa 344 metri al secondo) e la velocità della luce, (circa 300.000 chilometri al secondo).
Consente p.e. di calcolare la distanza intercorrente tra la manifestazione del lampo e la caduta del fulmine durante un temporale.
Questo tipo di scala è stato utilizzato in passato anche per scopi militari.

La scala pulsometrica.
permette di determinare, senza calcolo, il numero di pulsazioni al minuto.
L’osservatore avvia la lancetta dei secondi del crono quando inizia a contare le pulsazioni e l’arresta quando arriva alla 30ma, 20ma,15ma pulsazione, e secondo la base indicata sul quadrante ricaverà il numero di pulsazioni al minuto.
Il numero delle pulsazioni al minuto è indicato dalla lancetta del crono sulla scala pulsometrica (180 pulsazioni).

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Il Cronografo

Parlando delle “Scale” dei cronografi, abbiamo accennato indirettamente e solo marginalmente a questa categoria di orologi. Forse sarebbe opportuno approfondire un pochino questa, che, se vogliamo, costituisce tuttavia una vera “complicazione” orologiera.
Partendo proprio ab initio, il termine “cronografo” da non confondere con quello di “cronometro”, che come abbiamo già visto significa orologio di massima precisione documentata, è formato da un nome composto di etimologia greca e vuol significare ad litteram: "scrittura del tempo" (da Grapho = scrivo e Cronos = tempo).
E non fu coniato a caso questo termine se consideriamo come primo cronografo quello “a goccia d’inchiostro” inventato nel 1821 N.Rieussec, pare su specifica richiesta borbonica per finalità sportive (equestri)!

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Questo ingegnoso marchingegno consisteva in un box di legno, che era in grado di azionare uno o due dischi rotanti in smalto; su cui era stata posizionata una lancetta fissa che a comando lasciava cadere una goccia di inchiostro sui quadranti rotanti, segnando così gli intervalli di tempo trascorsi.

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Esattamente dieci anni più tardi un altro orologiaio di nome T.Winnerl, aggiungendo una seconda sfera dei secondi ottenne di poter misurare con una l’inizio dell’evento e con la seconda la sua fine, quasi precursore del cronografo sdoppiante!

Solo con l’invenzione di un orologiaio svizzero, tal M. Pouzait, verso la fine del ‘700, la seconda sfera che interessava la rilevazione di secondi era azionata da un meccanismo autonomo da quello che muoveva le sfere delle ore e dei minuti ed era azionabile da un apposito pulsante. E in tal modo lo brevettò col nome: “Montre à seconds mortes indépendants”.

= Verso il cronografo da polso a doppio pulsante =

Verso la metà del 1800 ad opera di Adolphe Nicole, si perfezionò questo sistema, brevettando una piccola camma a forma di cuore che in contatto con l’asse della lancetta dei secondi ne consentiva rapidamente il ritorno a zero.
La strada ormai verso lo sviluppo del cronografo era davvero tracciata: con un solo pulsante potevano essere comandate le tre funzioni principali, ovvero la partenza, l’arresto e il ritorno a zero. Ovviamente fin qui si parla sempre di orologi da tasca, e il notevole interesse suscitato presso gli orologiai dell’epoca favorì sul finire dell’Ottocento una ricerca continua di perfezionamento, di brevetti fino a favorire la nascita del cronografo da polso a doppio pulsante e a perfezionare il cronografo sdoppiante.

Si giunse ormai agli inizi del Novecento per vedere infine cronografi molto simili agli attuali per forma e dimensioni ridotte ormai dotati di doppio pulsante cronografico come mostrato in una guida della Moeris, o meglio dal vivo, grazie all’Omega e soprattutto alla Breitling che brevettò appunto nel 1934 il cronografo da polso a doppio pulsante. Dal classico cronografo “a due contatori” dei primi anni si passò poi al moderno “tre contatori” con la semplice aggiunta del terzo per le ore. Ciò rese possibile misurare eventi di durata più lunga.

Recentemente si vuol attribuire invece la nascita del primo cronografo in assoluto al valente orologiaio svizzero Louis Moinet, che, in virtù del fatto che fosse anche un grande studioso di eventi celesti e che avesse avuto la necessità di inventarne uno ad altissima frequenza, proprio per la sua ricerca astronomica, si era dunque negli anni 1815-1816, quando si parlava appunto dello studio della “misura dei terzi”, intesi come la terza misura ovvero “i secondi”.

L’autore del presente articolo – tratto dal web – indirizza il lettore verso questo Link, con la speranza o la certezza che possa veramente essere di aiuto per la comprensione e l’approfondimento di quanto detto e soprattutto che possa incontrare il gradimento di chi pazientemente si fosse apprestato a farlo:
http://youtu.be/NCYpDxVDnzM" onclick="window.open(this.href);return false;
Ultima modifica di domperry il dom giu 19, 2016 8:49 am, modificato 4 volte in totale.



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