Cenni e nozioni basilari di orologeria

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domperry
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Cenni e nozioni basilari di orologeria

Messaggioda domperry » sab set 14, 2013 11:28 am

L'orologio meccanico!

Dal bariletto alle sfere.
Proprio così, vediamo cosa succede per mettere in movimento le sfere e quindi leggere l’ora sul quadrante. Una volta caricato l’orologio attraverso la sua corona o l’automatismo di carica se ne è dotato, la molla del bariletto che da una estremità è fissata al suo asse, una volta caricata, cioè avvolta strettamente su se stessa, tenderà a srotolarsi e ad attivare il movimento dell’orologio. Questo insieme viene definito solitamente come “organo motore”.
A questo punto entrano in gioco gli altri sistemi, dapprima viene interessato “l’organo regolatore” per far sì che la ruota dei secondi compia il giro in 60’, quella dei minuti sempre in 60’ e quella delle ore in 12 h. Questo organo è composto dal binomio bilanciere –spirale, il primo è un anello metallico amagnetico fissato attraverso 2,3, raramente a 4 bracci, al suo asse che poggia sui rubini, (ora sintetici), mentre la molla di richiamo che lo fa muovere (periodicamente in alternanza per interposizione dell’ancora), è fissata al ponte di sostegno. L’organo regolatore è collegato all’organo motore attraverso un altro meccanismo detto “scappamento” che provvede in definitiva a collegare il tutto in maniera sincrona e costante in modo tale che ogni ruota compia così il suo corretto giro intorno al proprio asse a velocità corretta. In sintesi, senza entrare troppo nei dettagli o nello specifico tecnico, si può concludere che il “treno del tempo”, che è costituito dalle tre ruote principali, (dei minuti, mediana e dei secondi ed i pignoni), unitamente ad altri elementi di trasmissione sia regolato in maniera tale che il tempo di rotazione delle stesse ruote dei minuti, delle ore e dei secondi sia rispettato, affinchè le lancette cui sottendono possano determinare con esattezza l’ora corretta sul quadrante.

L’orologio automatico.

Il movimento automatico

L’automatismo di carica derivò da una reale esigenza pratica di tenere costantemente caricato il proprio orologio quotidianamente senza doverlo necessariamente caricare ogni giorno, capitava infatti di scordarsene di farlo o a volte di rompere addirittura la molla di carica. I vari Maestri orologiai in effetti iniziarono a cimentarsi in questa sfida fin dal 1700, tipico ad esempio il prototipo di Abraham-Louis Perrelet (della seconda metà dl 700) a conoide.

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Per arrivare ai primi progetti brevettati da J. Harwood, si era già a cavallo tra il 1800 e il 1900. Infatti fu suo il primo orologio automatico che funzionasse veramente e che brevettò nel 1924. Anche se superato il momento iniziale favorevole non riuscì per vari motivi a svilupparsi veramente. Di lì a poco un orologiaio tedesco di nome Hans Wilsdorf, nonché ideatore e successivamente fondatore del marchio Rolex sotto cui vendeva orologi di qualità a perfezionare i precedenti prototipi tanto da renderli funzionali e molto simili a quelli di produzione attuale.
Tale automatismo consisteva in pratica di una massa rotante applicata e sovrapposta al meccanismo di un manuale, ma imperniata in maniera decentrata rispetto al suo asse in modo tale da vincere il momento d’inerzia e ad oscillare ad ogni movimento del polso in quanto superava in accelerazione e con una certa facilità anche la forza di gravità. Ovviamente il sistema rotante era collegato per mezzo di piccoli ingranaggi al bariletto di carica e assicurare così la continuità di marcia dell’orologio. Inizialmente queste masse oscillanti erano a forma di ancora o presentavano delle limitazioni di movimento anche per la presenza di molle che dovevano invertirne il senso di rotazione o attutirne il fine corsa con scarsa riserva della carica. Successivamente fu ancora Rolex a modificare il rotore a forma di mezza luna e a farlo ruotare in maniera continua dopo che si era superata un’altra difficoltà e cioè la ricarica nei due sensi di rotazione e non più in maniera unidirezionale come avveniva originariamente.

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Soluzione attualmente ancora in auge, anche se con qualche variazione, come per esempio la diversa costituzione strutturale del rotore per forma e lavorazione o che può anche presentare in alcuni modelli di prestigio la parte periferica circolare (più pesante) in oro a 21 carati affinché il diverso peso specifico de questo metallo favorisca un funzionamento più omogeneo ed efficiente di tutto il sistema.


Cronometro e cronografo, facciamo il punto.

Il cronometro

E’ un orologio di qualità elevata e di estrema precisione che deve presentare uno scarto veramente contenuto in qualsiasi momento venga consultato. Per ottenere questo titolo deve essere sottoposto a svariate prove e test che ne attestino il titolo e l’ attestato del C.O.S.C. (Organo Confederale Elvetico di Controllo dei Cronometri). Determinanti sono innanzi tutto i componenti qualitativi del calibro e i relativi lubrificanti, con i rispettivi giochi, equilibratura e aerodinamicità dei componenti. Valutazione media dei test nelle diverse posizioni assunte dall’orologio (3 o 4) rilevate nell’arco della giornata, attraverso macchine rotanti su diversi assi, con rilevazione da un minimo di 48 fino a 192 ore e comunque nell’arco dei 15 giorni di osservazione. In alcuni casi vengono anche sottoposti a campi magnetici e a differenti temperature, nonché a prove d’impermeabilità. Senza entrare nello specifico di altri parametri o organi di controllo si può ritenere accettabile uno scarto giornaliero con una tolleranza compresa tra i -4 e + 6 s/d. (Normativa NIHS e ISO).


Il Cronografo

E’ un orologio dotato di componenti meccanici complementari (pulsanti, sfere, ruote, camme, ingranaggi e quadrantini supplementari , ecc…,) deputato alla rilevazione di tempi parziali o intemedi, intervalli di periodi determinati, periodi temporali in cui si manifesta un determinato evento. E’ un orologio più complesso di un “solo tempo” proprio perché possiede questa funzione complementare che si attiva a comando con i relativi pulsanti di partenza, arresto e ritorno. Essi agiscono grazie all’intervento di un sistema di camme o ruote aggiunte che agiscono su una ruota a sua volta collegata con la lancetta supplementare dei secondi cronografici e di conseguenza per trasmissione di altri rotismi anche sulle piccole sfere supplementari dei quadrantini totalizzatori che ne evidenziano i parametri di ore e minuti crono. Tale congegno naturalmente deve collegarsi al treno del tempo, che nel frattempo continua a funzionare in maniera continua e autonoma. La maggiore difficoltà risiede appunto nel sistema di controllo e precisione degli innesti e disinnesti dello smistamento cronografico, che può essere più semplicemente a camme (navette) a rotazione oscillante o in maniera più raffinata e costosa con ruota a colonne*.

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(Smistamento cronografico a camme – Cal. Valjoux 7733)
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(Con ruota a colonne – Cal. Valjoux 23)

Originariamente manuali, anche i cronografi adottarono col passare del tempo il movimento automatico, con modulo aggiunto come p.e. gli attuali Valjoux, Lemania e altri
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(Valjoux Cal.7750)
o integrato come Patek Philippe e Universal Geneve con microrotori decentrati o Zenith con massa oscillante centrale, questi ultimi a spessore contenuto.
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(Zenith El Primero, Cal. 400)

* La Ruota a Colonne.
È un dispositivo meccanico rotante, piuttosto complicato da realizzare e quindi costoso, che serve per avviare i comandi basilari del cronografo: start-stop-azzeramento. Esso è costituito da un elemento circolare (ruota) su cui sono sono fissate verticalmente delle colonnine metalliche che servono da innesto temporaneo a delle leve deputate appunto alle tre funzioni cronografiche menzionate. Nei cronografi più semplici ed economici tale funzione è espletata da un organo a navetta (tipo piastrina),
che si innesta alle leve per scivolamento laterale sul piano d’appoggio, e, contrariamente al precedente sistema, può comportare, almeno in teoria, delle imperfezioni negli innesti, soprattutto se i bordi di contatto risultano usurati. In definitiva quindi la ruota a colonne conferisce al cronografo non solo un elemento di valore aggiunto, ma soprattutto un utile dispositivo di precisione meccanica.
Quanto al discorso dei costi, va tenuto presente che la realizzazione è completamente differente per entrambe le soluzioni, infatti nel caso della navetta essa si ottiene più facilmente per “stampaggio” a freddo di una lastrina d’acciaio, mentre nell’altro caso il procedimento risulta più complesso in quanto le colonne si ottengono solo con la fresatura singola per ognuna di esse e poi manualmente montate, senza l’ausilio di macchine come più semplicemente avviene nell’altro caso. Ecco quindi un’altra fondamentale differenza che caratterizza un cronografo con movimento più raffinato, comunemente detto di pregio
.

(Continua)



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gianni11065
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Re: Cenni e nozioni basilari di orologeria

Messaggioda gianni11065 » gio set 19, 2013 7:49 pm

Grazie domperry :123w




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